¡La verdad no se puede ocultar!

chavez-socialista
L’Onorevole del Pdl Marco Zacchera ha diffuso un suo breve scritto sul Venezuela di  Chávez intitolato “VENEZUELA: E’ DITTATURA!” (tanto per non usare un titolo ad effetto). Non potevo evitare di commentarlo.

L’articoletto dell’On.Zacchera inizia così:

“Nell’ assoluto disinteresse dei media italiani il presidente Chavez sta portando il Venezuela alla dittatura politica e alla rovina economica. In questi ultimi mesi, dopo un turno elettorale viziato dai soliti brogli, il presidente bolivariano ha fatto cambiare la Costituzione (dopo che l’ anno scorso le sue riforme erano state bocciate dalla maggioranza dei venezuelani) controllando il voto di interi distretti e ora potrà farsi rinnovare l’ incarico a vita, ma soprattutto ha stretto i freni della libertà economica nazionalizzando imprese, chiudendo giornali e TV, arrestando la gente, minacciando chiunque osi chiedere più libertà.”

Zacchera parla di “dittatura politica”, “turno elettorale viziato dai soliti brogli”. Falso. Il Presidente Chávez è stato rieletto nel 2006 (con quasi il 63% dei voti). Elezioni  che sono state riconosciute regolari dalle stesse opposizioni e certificate come tali dalle centinaia di osservatori internazionali dell’Osa e dell’Unione Europea inviati appositamente per osservare il corretto svolgimento delle procedure elettorali.

Nella relazione degli osservatori della Ue (vedi il Pdf) si legge:

“Le procedure di voto si sono svolte in un clima pacifico, conformi alla normativa e alle procedure giuridiche.”

e ancora:

“L’alta affluenza alle urne nelle elezioni presidenziali, e l’ambiente tranquillo in cui si sono svolte, insieme all’accettazione dei risultati da parte dei candidati, mostra la via da seguire per il miglioramento della fiducia che il pubblico ha nei processi elettorali, nonché della loro qualità, e del dialogo tra i principali attori istituzionali e politici nel paese.”

Elezioni coerenti con le leggi e gli standard internazionali, dunque. Proprio nessuna traccia dei “soliti brogli” di cui fantastica l’Onorovele del Pdl.
Zacchera continua:

“il presidente bolivariano ha fatto cambiare la Costituzione (dopo che l’ anno scorso le sue riforme erano state bocciate dalla maggioranza dei venezuelani) controllando il voto di interi distretti e ora potrà farsi rinnovare l’incarico a vita”

Chávez non ha “fatto cambiare la costituzione”, è stato indetto un referendum svoltosi nel febbraio 2009, la maggioranza degli elettori ha approvato le modifiche alla Costituzione. La riforma proposta da Chávez era stata bocciata per pochi voti non “l’anno scorso”, come sostiene erroneamente Zacchera, ma nel dicembre del 2007. Davvero difficile trovare “dittatori” che perdono le elezioni. E ancora più difficile è trovare “dittatori” che, come ha fatto Chávez, riconoscono immediatamente la sconfitta affermando “è stato un esercizio di democrazia… La democrazia venezuelana sta maturando e ogni processo elettorale permette il consolidamento di questa maturazione”.

Di sicuro non ha mostrato la stessa maturità democratica il liberale capo del Pdl, il partito di Zacchera, quando perse le elezioni nel 2006 e iniziò a strepitare  di “brogli a non finire” e congiure. Inesistenti, ovviamente.

Lo stesso Chávez ha voluto l’introduzione dell’istituto del “Referendum revocatorio“, che permette la possibilità di destituire tutti gli eletti (compreso il Presidente in carica) senza aspettare la fine della legislatura. Quale “dittatore” rimetterebbe in gioco la possibilità di governare il Paese ancora prima della scadenza naturale della legislatura? Nessuno, e difficilmente lo farebbero anche tanti altri presidenti la cui democraticità non è messa in discussione da Zacchera e colleghi.

Il “potrà farsi rinnovare l’incarico a vita” è fuorviante. Con la modifica costituzionale voluta dagli elettori venezuelani qualsiasi aspirante presidente può candidarsi per più di due mandati. Esattamente come accade nella maggior parte delle democrazie europee, Italia compresa. Berlusconi, fino ad ora, si è candidato alla guida del governo cinque volte (nel 1994, 1996,2001, 2006 e 2008). Viviamo (per questo) in una dittatura e non ce ne siamo accorti?

Continua Zacchera:

“ma soprattutto ha stretto i freni della libertà economica nazionalizzando imprese, chiudendo giornali e TV, arrestando la gente, minacciando chiunque osi chiedere più libertà”.

Il Presidente Chávez ha da tempo avviato un programma di nazionalizzazione partendo dalle imprese petrolifere. Il Venezuela è un territorio molto ricco di risorse naturali, ma la maggior parte della popolazione viveva sotto la soglia di povertà. Utilizzare i proventi derivanti dal petrolio e dalle altre risorse venezuelane per combattere la miseria in Venezuela, questo ha fatto Chávez.
Il popolo venezuelano, eleggendolo, ha scelto tra i profitti delle multinazionali e il miglioramento della condizione sociale della parte più povera del paese. Scelta che ha prodotto risutati incontestabili: nel secondo semestre del 2003 la percentuale di Venezuelani che vivevano sotto la soglia della povertà era del 62,1%, cinque anni dopo era crollata al 33,6%.

I giornali fatti chiudere da Chávez, di cui parla Zacchera, semplicente non esistono. In tutte le edicole di Caracas escono regolarmente quotidiani apertamente avversi al governo bolivariano come “El Nacional” e “El Universal“, per fare due nomi.
Ma tagliamo la testa al toro, perché l’Onorevole del Pdl non ci dice i nomi delle testate che, a suo dire, sarebbero state chiuse ingiustamente dal Presidente bolivariano? Così possiamo verificare tutti.

Altrettando generiche e infondate sono le accuse mosse a Chávez di “arrestare la gente”, “minacciare chi chiede più libertà” e “chiudere le tv”. Nessuna tv in Venezuela è mai stata chiusa. Il governo bolivariano non ha rinnovato la licenza all’emittente Rctv oltre alla sua scadenza, com’era nelle sue prerogative. Rctv ebbe un ruolo nell’esecuzione del tentato golpe dell’aprile del 2002 contro Chávez (colpo di stato subito riconosciuto come legittimo dalla grande democrazia Usa, ma sconfitto dalle mobilitazioni popolari in sostegno al legittimo presidente Chávez) e, nonostante tutto, continua a trasmettere via cavo e via satellite. Dire che in Venezuela per questo si è limitata la libertà d’informazione è come sostenere che succede lo stesso in Italia perché il segnale di Rete 4 fra qualche mese si riceverà solo con il digitale terrestre. Oltretutto ci sono molte altre televisioni venezuelane anticháviste che continuano a trasmettere liberamente in chiaro.

Il testo di Zacchera continua:

“Chavez sta distruggendo il suo paese coltivando pericolosissime amicizie in Iran, l’ unico paese che ormai gli dà credito. Ed è ben strano che il mondo si interroghi sulle dimostrazioni di Teheran mentre non un commento venga da Caracas!”

Il paese di Chávez è tutt’altro che isolato, gli stati che danno credito al Venezuela sono sempre di più. I Paesi dell’Alba, certo, ma  Chávez ha nuovamente riallacciato i rapporti persino con gli Usa, dopo che si erano interrotti durante la presidenza Bush.

Per quanto riguarda le “pericolosissime amicizie” del Venezuela con l’Iran, Zacchera dovrebbe sapere che è lo stesso governo italiano che lui sostiene in Parlamento a considerare l’Iran di Ahmadinejad un “Paese amico“. In più, l’Italia è il primo partner commerciale europeo dell’Iran, fatto che, secondo le accuse del think-tank conservatore “The Heritage Foundation”, aiuterebbe a finanziare il programma nucleare iraniano. Ed è ben strano che l’Onorevole Zacchera, membro della Fondazione Italia Usa e deputato italiano, si interroghi sui rapporti diplomatici del Venezuela, paese sovrano, mentre non risulta che sia intervenuto nelle sue funzioni di parlamentare per ostacolare le “pericolosissime amicizie” tra Iran e Italia.

La solita storia della pagliuzza e della trave?

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