Stalking: “denuncia chi ti perseguita”

papistalking

“Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui, direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente. Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato colpito dal suo “viso angelico”, dalla sua “purezza”; le dice che deve conservarsi così com’è, “pura”(…) . E poi, una volta, ha aggiunto un’altra cosa del tipo: “Sei una ragazza divina“. Berlusconi, all’inizio, non ha detto a Noemi chi era. In quella prima telefonata, le ha fatto tante domande: quanti anni hai, cosa ti piacerebbe fare, che cosa fanno tua madre e tuo padre? Studi? Che scuola fai? una lunga telefonata. Ma normale, tranquilla. E poi, quando Noemi si è decisa a chiedergli: “Scusi, ma con tutte queste domande, lei chi è?“, lui prima le ha risposto: “Se te lo dico, non ci credi”. E poi: “Ma non si sente chi sono?”

Gino Flaminio, ex fidanzato di Noemi Letizia, la Repubblica, 24 maggio 2009

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7 risposte a “Stalking: “denuncia chi ti perseguita”

  1. Le donne tutte poverine vero?? Ma guarda un po’!… Vorrei tanto sapere se loro sanno che significa trascorrere un sabato sera da sole…andare in bianco per anni…poche che lo sanno…Invece gli uomini soli, tantissimi in Italia (forse il 40%) in astinenza affettiva/sessuale forzata imposta dalle donne che li rifiutano a causa della loro scarsa presenza fisica o economica i quali insistono per colmare il bisogno d’amore che gli manca…. NON devono essere perseguitati da questa ulteriore legge truffa solo a tutela della donna!!! L’ Italia è l’unico paese al mondo che legalizza il malcomportamento, il malcostume, le scorrettezze, i capricci ed i vizi della donne, le quali hanno seminato in questi ultimi 30 anni solo solitudine e frustrazione tra gli uomini….gli uomini che soffrono la solitudine perché eternamente rifiutati, hanno il diritto di insistere affinché vengano accettati ….! Le donne devono imparare ad accettare con coerenza gli uomini che soffrono la solitudine specialmente se di animo nobile e di buoni sentimenti, invece di fare sempre al contrario…la donna a causa della sua profonda ignoranza si diverte a torturare psicologicamente spesso gli uomini sinceri ed onesti che non lo meritano. Questa legge gli fornisce un arma in più per finire di distruggere quel poco di onestà che c’è rimasta nell’uomo e per favorire al massimo l’ipocrisia che ha costruito questo mondo “Finto” dove conta solo l’apparenza fisica ed il denaro.
    Uomini veri ribellatevi..!!!
    Vi invito a leggere questi siti:
    http://www.math.unipd.it/~favero/io/donneoit.html
    http://www.landriscina.it/wiki/doku.php?id=qm:start
    http://www.seduction.net

  2. Il post si riferiva a tutt’altro, come avrebbe potuto capire anche lei se l’avesse guardato prima di spammare un commento delirante.

    Certo, se pensa queste cose non mi meraviglio che lei sia solo.

    Io credo che la legge sullo stalking sia arrivata troppo tardi. Ma il nostro è pur sempre il paese dove la legislazione contemplava il “delitto d’onore” e il “matrimonio riparatore” fino a qualche anno fa. E se siamo arrivati ad abolirli lo dobbiamo solo al coraggio di donne come Franca Viola.
    Ma se ha nostalgia di quei tempi si può sempre trasferire nell’Afghanistan liberato. Andrebbe molto d’accordo con Karzai.

    maurizio

  3. Ma quanto sei mammone, oh poverino bisognoso di affetto e costretto all’astinenza sessuale, ma vattene veramente in Afghanistan assieme ad altri uomini che non sanno neanche lavarsi un paio di mutande

  4. Forse mi sbaglio, forse no! Chiedo cortesemente a chi sta promuovendo questa campagna sociale utilizzando immagini video o di testi che lasciano pensare che qs tipo d’ingiustizia a subirla siano solo donne.
    Perchè il numero 1522 è solo disponibile all’ascolto di persone di sesso rosa?
    Lo stalking non è subito solo da donne.. i dati ISTAT documentano che nel 25% dei casi sono le donne che esercitano (stalker) condotte persecutorie nei confronti dell’uomo.
    Non mi ritengo un maschilista, lavoro in ospedale e francamente quanto espresso dalle utenze ( un campione di 100 personeal 99% dichiarano che il sesso debole è l’uomo :-)! ) Per cui c’è molta la realtà non corrisponde a quanto amplificato ad hoc dalle campagne sociali mediatiche!
    Conclusioni: di quanto promosso dal Ministro per le Pari Oppurtinà di equo no c’è molto!
    L’ 80 % e forse anche più delle denunce sono false e fini (separazioni-divorzi)solo a riscuotere vantaggi interessi economici.
    Cordiali saluti
    P.

  5. sos aiutoooooooooooooooooooooooooooooooooooooo il mio cell 3936082114

  6. Delirante non è il primo commento. Deliranti siete voi, che permettete a stupidità cavalleresca (anche il delitto d’onore derivava da quella, non dal maschilismo) e demagogia femminista di scardinare in un colpo solo i principi di tassatività del diritto, necessità del dolo, presunzione di innocenza e proporzionalità della pena. E questo ci riguarda tutti fuori di qui. La scienza giuridica esiste proprio per cercare di circoscrivere la definizione del reato a quanto scritto nella legge, oggettivamente rilevabile e chiaro a tutti a priori, e non lasciarla all’arbitrio del giudice o peggio della presunta vittima (a posteriori, poi!). Esiste proprio per mettere limiti e massimi alle pene evitando sproporzioni e per dare indicazioni ai giudici su come valutare la gravità del caso concreto per evitare arbitrii. Sono proprio le versioni femministe di violenza/molestia a fare eccezione. La presunzione di innocenza esiste proprio per difendersi anche nel caso si incontrino le persone più false e opportuniste della terra (per difendersi dalle persone più violente e malvage si rendono reato rapina, stupro e omicidio, per difendersi dalle persone false si impone a tutti di provare ogni accusa). Gli italiani avranno anche poca onestà, ma nonostante questo (o forse proprio per questo) la giurisprudenza è sempre stata rigorosa nelle definizioni e garantista nelle applicazioni. Ora si vuole fare un’eccezione a tutto ci proprio per “difendere le donne”, quindi per stupidità cavalleresca e demagogia femminista. Ecco dove vedo l’intenzione antimaschile! Anche l’omicidio è un reato grave, ma non si condanna qualcuno a trent’anni o all’ergastolo solo sulla parola dell’accusa. Invece nei casi di violenze/molestie si pretende di dire sotto sotto “per evitare che alcuni soprusi restino impuniti, nel dubbio bisogna denunciare e condannare” (vedi la Carfagna e il carcere preventivo per i soli accusati). Questo avviene di fatto lasciando alla presunta vittima il “diritto” sia a definire a posteriori e secondo i propri soggettivi parametri il confine fra lecito e illecito sia di far valere come prova la sua sola parola (legittimità confermata più volte dagli ermellini con ragionamenti degni dei peggiori sofisti e dimentichi dell’insegnamento kantiano sull’esistenza che non è un predicato). La premessa risiede proprio nell’introdurre fra le fattispecie di reato anche quanto non lascia tracce oggettivamente riscontrabili, anche quanto non ha oggettivamente nulla né di violento né di molesto ma ha la sola colpa di esprimere (in maniera più o meno poeticamente vaga o popolarmente schietta, nobilmente raffinata o banalmente triviale) disio naturale per il corpo della donna e di non essere a posteriori da questa gradito (dopo che per lo ha implicitamente indotto e socialmente preteso!), anche quanto non include nulla più del classico gioco delle parti fra maschio e femmina (voluto dalle donne e dalla natura, nel quale il primo fa la prima mossa, insiste, resiste ai no, ritenta e reinventa nuove strategie e la seconda fugge, si nega e lotta come chi vuol essere vinta, non per allontanare ma per accrescere disio, testare interesse, prendere tempo per decidere con calma, per verificare la presenza o l’eccellenza delle doti volute, per godersele se presenti o divertirsi comunque della situazione di potere psicosessuale se assenti), anche quanto viene commesso senza la benché minima violenza nel senso classicamente inteso con ci dal diritto e dalla ragione. C’è una differenza fra corteggiamento e molestia, fra perseveranza amorosa o anche solo amichevol e stalking? Ma l’uomo non può vedere, prima di provare, la differenza, perchè essa sussiste solo nel soggettivo gusto della donna inconoscibile a priori. Non è forse disprezzato chi, come me, se ne andrebbe al primo dubbio? Chi dice qusto o è un’eccezione o è una falsa. Esiste (in tali casi) almeno 1/2 di possibilità che i no della donna significhino non già inviti a desistere e ad andarsene, bensì a restare, riprovare, sorprendere con nuovi diversi tentativi, poichè da tale capacità di resistere ai dinieghi la donna misura il reale grado d’interesse dell’uomo (e quindi la propria avvenenza, appagando la vanità), accresce il di lui desio (e quindi il proprio potere), prende tempo per valutare con calma e senza impegno l’eventuale presenza o eccellenza in lui delle doti di sentimento e intelletto volute per un rapporto, per goderne già la presenza o dileggiarne l’assenza e per indugiare in quella situazione di preminenza erotica e di vantaggio psicologico data dall’essere sul piedistallo in quanto mirata e disiata di per sè per la bellezza innanzi a chi, messo alla prova con la tensione di un esame, deve offrire e soffrire di tutto per mostrarsi alla sua altezza (chi sostiene le donne non si comportino così quando sono davvero interessate ad un uomo mente per la gola): in tal caso l’uomo pu benissimo aver agito in buona fede (tanto più che chi interpreta quei no per dei veri no subisce il disprezzo a vita dalle donne quale pavido nel corteggiamento e finisce costretto a cercare la propria amante col telescopio fra l’intatta luna e le scintillanti stelle). Qui si sta difendendo l’ipocrisia delle donne. Le donne per prime pretendono che un uomo sia “insistente” e bollano come pavido chi (come me) non lo è (non lo vuole essere perchè non ama sentirsi disiante prima che disiato). Le donne per prime non concedono sì espliciti ma usano i no come prova per chi a loro interessa di più! Esisterà sicuramente il vero molesto e il vero violento disinteressato al consenso della donna e desideroso solo di costringerla, ma esiste anche il corteggiatore inesperto che, in tutta buona fede, non pu sapere se la donna si sta negando perchè non interessata o…proprio perchè interessata. Solo andando avanti e scoprendo le carte potrà saperlo (e cercare di intuire se e come insistere o ritirarsi). E chi agisce in buona fede (e senza fare nulla di oggettivamente violento o minaccioso) non può essere considerato colpevole di un reato solo perchè non possiede quelle doti seduttive e quelle abilità diviniatorio-corteggiatorie pretese da quella singola donna! Chi corteggia deve giocoforza agire per primo. Non si può sapere in anticipo in una sfera tanto soggettiva se il tentativo avrà successo (ovvero se sarà gradito). E se i primi tentativi (la cassazione ha sostenuto che per considerarea “reiterate” le molestie bastano due sole volte) sono già potenzialmente reato, nessuno proverà più. Già così, per come se la tirano le occidentali si era fino a ieri al limite della sopportabilità. Ora alla naturale timidezza, alla razionale considerazione di non convenienza (nel dare tutto in pensieri, parole e opere per ricevere come funzione di variabile aleatoria), all’emotiva ritrosia a doversi sentire “sotto esame”, al rifiuto psicologico a trovarsi nella condizione del cavalier servente pronto a tutto per un sorriso e potenzialmente vittima d’ogni tirannia, umiliazione e inganno, si aggiunge pure il pericolo del carcere. “Per me è molestia quando un uomo continua a infastidire dopo un no” La natura falsa di certe donne moderne come te non finisce mai di stupire. Natura ipocrita al massimo grado, perchè ti lamenti di chi insiste per tramutare in sì i tuoi no quando chi non insiste e sbaglia nell’altro senso (ovvero interpretando per un no vero un negarsi soltanto apparente e in realtà volto solo ad accrescere disio, a testare interesse e a guadagnare tempo per valutare e godersi le eventuali doti che si costringe l’uomo a mostrare, viene punito con l’eterno disprezzo delle donne per gli uomini “pavidi” nel corteggiamento e, quindi, con la castità a vita, … escluse), perchè ti lamenti di chi non ti lascia tranquilla quando chi lascia “tranquille” le ragazze, è definito “pauroso” e “non uomo” (per natura prima ancora che per cultura l’uomo è costretto alla fatica della conquista, per cui non pu né aspettare che la donna si faccia avanti per prima né chiedere a priori ed esplicitamente un permesso formale e scritto per questo o quello come fosse in un ufficio burocratico (giacché tal meccanicismo burocratico rovinerebbe qualsiasi naturalità dell’amore), ma deve tentare, deve agire per primo senza sapere se il suo gesto, la sua parola, il suo tentativo di contatto, saranno graditi: deve di volta in volta fare il primo passo (con il gesto, la parola e il tatto) e vedere le reazioni. E queste non sono quasi mai esplicite e dichiarate o verbali (le parole in certi momenti sono di troppo), ma quasi sempre implicite, nascoste in sguardi, sorrisi, gesti, movimenti di tacita accettazione, respingimenti finti o finte lotte di chi non vuol vincere, o addirittura, come fra gli animali, fughe di chi vuol essere seguita e “parole” e suoni che sembrano di diniego e invece invitano a insistere e vincere le resistenze. Come chiunque in guerra sia costretto a dare battaglia, l’uomo deve agire senza sapere se la propria azione avrà successo, non pu l’uomo chiedere al “nemico” quale attacco gradisca, ma deve provare, rischiare, sorprendere, insistere e resistere, per scoprirlo, regolandosi poi in base alle reazioni. Solo l’esito della prova pu dirgli se procedere nell’attacco o ritirarsi. Prima del contatto (sia esso con la parola, lo sguardo, il gesto o il tocco), infatti, neppure la donna pu sapere se volere o non volere, giacché certe cose si valutano per esperienza, non per speculazione: non esiste donna che non sia … pronta a concedersi a prescindere da tutte quelle sfumature di luci, parole, sospiri, sguardi, carezze, labbra sfiorate, frasi non dette e pensieri non mai immaginati che solo la situazione ambientale crea e nessun ragionamento aprioristico pu far realmente provare. E prima di poter valutare la reazione della donna nemmeno l’uomo pu essere sicuro di essere stato accettato o meno. E se lo stesso primo tentativo vale come molestia e addirittura l’errore nell’interpretare la reazione della donna come stupro, allora tutti gli uomini andranno giustamente a … ), perché dici di essere tranquilla quando il tuo agire consiste nell’indurre l’altro all’azione alla cieca (e poi giudicare se questa non ti piace): le donne per prime in genere pretendono che sia l’uomo a sopportare i rischi e le fatiche della cosiddetta conquista (ad agire o inscenare e indovinare quanto a loro gradito), e poichè in una sfera tanto soggettiva come quella amorosa quanto piace all’una dispiace all’altra (e prima di conoscerlo per esperienza non lo si pu indovinare per speculazione) bisogna sempre tentare senza sapere a priori se il tentativo avrà successo (ovvero sarà gradito), poichè una preventiva dichiarazione, una richiesta esplitica, o comunque un rigido schematismo comportamentale fugherebbero ogni effetto sorpresa, ogni atmosfera erotica ed ogni spontaneità necessaria alla riuscita dell’amor naturale, non si possono dichiarare tutte le intenzioni, richiedere tutte le autorizzazioni, o domandare ove la controparte gradisca “l’attacco” (come non lo si potrebbe fare con il “nemico”), ma si deve procedere per tentativi regolandosi poi su come procedere o ritirarsi in base alle reazioni (a come si vienea accettati o respinti), tentando di indovinare dalle parole dette e da quelle non dette quali siano le reali intenzioni della donna, e poichè la donna pretende di sentirsi conquistata non è accettato arrendersi ai primi dinieghi, ma bisogna (come nelle battaglie) insistere, resistere e contiunuare nel rischio e nello sforzo, e se già il primo tentativo pu essere considerato a posteriori molestia e la riuscita in quella schermaglia amorosa pretesa dalle donne per sentirsi “conquistate” (e nella quale all’uomo spetta di inseguire chi, fuggendo, vuol essere seguita e di vincere le resistenze di chi, lottando, vuole essere vinta) addirittura stupro, allora si dice a tutte le “normali” grazie e arrivederci e ci si rivolge solo e soltanto alle prostitute, le cui modalità sono chiare ed esplicite, le cui pretese sono soltanto economiche e con le quali sono dunque possibili accordi razionali, consensuali e noti a tutti a priori su cosa fare e non fare, senza inganni, ferimenti o fraintendimenti. Per un reato che non sia grave (e dimostrabile) come l’omicidio non è lecito togliere la necessità del dolo! E non è lecito neanche lasciare indefinito il momento in cui “fermarsi” nel “corteggiamento” Non possedere il dono esoterico di divinare cosa ogni singola donna pretenda nel corteggiamento (senza peraltro mai chiderlo) non può costituire di per sè una fattispecie di reato (almeno fino a quando non si commetta nulla di davvero minaccioso, molesto o violento). Non può la “competenza nel corteggiamento” essere un obbligo giuridico! E poi chi stabilisce cosa sia la reale competenza in materia? Cosa sia molesto e cosa “competentemente piacevole”? Chi corteggia deve giocoforza agire per primo. Non si può sapere in anticipo in una sfera tanto soggettiva se il tentativo avrà successo (ovvero se sarà gradito). E se i primi tentativi (la cassazione ha sostenuto che per considerarea “reiterate” le molestie bastano due sole volte) sono già potenzialmente reato, nessuno proverà più. Già così, per come se la tirano le occidentali si era fino a ieri al limite della sopportabilità. Ora alla naturale timidezza, alla razionale considerazione di non convenienza (nel dare tutto in pensieri, parole e opere per ricevere come funzione di variabile aleatoria), all’emotiva ritrosia a doversi sentire “sotto esame”, al rifiuto psicologico a trovarsi nella condizione del cavalier servente pronto a tutto per un sorriso e potenzialmente vittima d’ogni tirannia, umiliazione e inganno, si aggiunge pure il pericolo del carcere. Qui si sta difendendo l’ipocrisia delle donne. Le donne per prime pretendono che un uomo sia “insistente” e bollano come pavido chi (come me) non lo è (non lo vuole essere perchè non ama sentirsi disiante prima che disiato). Le donne per prime non concedono sì espliciti ma usano i no come prova per chi a loro interessa di più! Esisterà sicuramente il vero molesto e il vero violento disinteressato al consenso della donna e desideroso solo di costringerla, ma esiste anche il corteggiatore inesperto che, in tutta buona fede, non può sapere se la donna si sta negando perchè non interessata o…proprio perchè interessata. Solo andando avanti e scoprendo le carte potrà saperlo (e cercare di intuire se e come insistere o ritirarsi). E chi agisce in buona fede (e senza fare nulla di oggettivamente violento o minaccioso) non può essere considerato colpevole di un reato solo perchè non possiede quelle doti seduttive e quelle abilità diviniatorio-corteggiatorie pretese da quella singola donna! Proprio perchè per colpa dei residui del Codice Rocco fascista rischia di esistere una presuzione di colpa al posto della presunzione di innocenza non si devono allargare i reati a quanto non oggettivamente grave, definibile a priori e dimostrabile. Già c’è troppa discrezionalità così da parte dei giudici, figuriamoci se si lascia loro valutare il confine fra lecito e illecito basandosi sul soggettivo sentire della presunta vittima! Se per voi sono giusti certi risarcimenti (da comprarsi la macchina nuova) per sms o tentativi di contatto, allora a chi subisce (in ogni contatto, dal più occasionale e fugace per via e in disco al più lungo e sentimentale) la stronzaggine femminile dovrebbero fare la casa nuova! Quello che forse con troppa veemenza verbale io ed altri (puntualmente linciati da certi “cretinismi femminili” come “maschilisti stupratori”) stiamo tentando di dire, è che il “fare le stronze” (ormai divenuto costume nei luoghi di divertimento come in quelli di lavoro, negli incontri brevi e occasionali per via o in discoteca come in quelli più lunghi e sentimentali), ovvero trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità , aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, illudere e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi a suscitare ad arte disio per compiacersi della sua negazione e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione, attirare e respingere con l’intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità , irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale (con rischio di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), usare insomma sugli l’arma della bellezza in maniera per certi versi ancora più malvagia di quanto certi bruti usino sulle donne quella fisica) non è un diritto, è una vera e impunita forma di violenza sessuale psicologica ai nostri danni, perchè i danni (piaccia o no al femminismo) esistono (e vanno dalla cosiddetta “anoressia sessuale” al suicidio, dal precoce bisogno di prostitute ad un disagio psichico ora celato con l’ironia ed ora pronto ad esplodere in eccessi di aggressività: che per millenaria consuetudine “cavalleresca” o per moderno appiattimento sul femminismo, gli uomini tendano a negare spesso anche a loro stessi le proprie sofferenze, non toglie che essi in tali casi siano davvero vittime). Se toccare un culo (o un seno) costa anni di carcere e esclamare un complimento qualche mese, ed ora fare qualche telefonata di invito o complimento fino a 5-6 anni di carcere e decine di migliaia di euro di ammenda, allora il fare le stronze, come ormai costume in ogni luogo e tempo, dalla strada alla discoteca, dalla scuola all’età adulta, suscitando ad arte il disio per poi compiacersi della sua negazione, infliggendo, per vanità, capriccio, interesse economico-sentimentale (autostima) o sadico diletto, tensione emotiva, irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, senso di nullità, frustrazione intima, sofferenza fisica e mentale, inappagamento a volte fino all’ossessione e disagio se ripetuto da sessuale ad esistenziale (con rischio di non riuscire più in futuro a sorridere alla vita e al sesso, né di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita) dovrebbe essere punito con decenni, perchè il danno alla psiche è notevolmente maggiore (e va dalla cosiddetta “anoressia sessuale” al suicidio, da una quasi patologica timidezza al farsi avanti con le ragazze alla completa impossibilità futura a sorridere e volere in tema di corteggiamente in particolare e di “amore” in generale, e quindi anche di “vita” in senso pieno, dal precoce bisogno di prostitute ad un disagio psichico ora celato con l’ironia ed ora pronto ad esplodere in eccessi di aggressività). Il fatto che gli uomini, per obbligo culturale a mostrarsi forti e cavalieri e per plagio psicologico femminista (che li dipinge come carnefici anche quando sono vittime) in genere non lo ammettano non significa non esista. Bello, eh, care donne, rubare dei soldi a chi si è già ferito con l’arma sentimentale? Che cercare di avvicinare persone con le quali si sono intrattenuti rapporti sentimentali comporti il rischio del carcere (e per la solita vaghissima definizione omnicomprensiva del reato voluta dalla demagogia delle propugnatrici e la presunzione di colpevolezza de facto, come tipico dell’inquisizione femminista, rischia lo stalking anche chi non fa nulla di oggettivamente nè violento nè molesto, nè tantomeno minaccia o danneggia) è qualcosa di talmente crudele, perverso, eccessivo e iniquo da potere essere considerato giustizia soltanto dalla perfidia femminil-femminista. Chi agisce preda della follia amorosa dovrebbe semmai avere riconosciute (qualora compia qualcosa di oggettivamente sbagliato) delle attenuanti, non delle aggravanti (o addirittura delle definizioni di reato per cose banali come telefonate, regali, sms o tentativi di incontro per strada che altrimenti reato non sono). Due parole sui maschi (che daniela chiama “frignoni”, come se la sensibilità, tanto decantata a parola quando si suppone femminile, divenisse debolezza o vergogna quando realmente è maschile). I maschi sono, almeno nelle cose afferenti l’amor naturale, assai più ingenui delle femmine, amano credere davvero alle favole, quasi in ogni caso (al contrario delle donne, che al principe azzurro credono solo quando vedono lo splendore di ori, castelli e regali) e quindi sono più soggetti, già per debolezza propria (conseguente il naturale trasporto per la bellezza, o, meglio, per la sua illusione, poi facile a profondarsi in complicazioni sentimentali e spesso cosmiche) a cadere in quella trappola erotico-sentimentale (e a volte anche economico-sentimentale) che il volgo vile chiama “amore” (e nella quale vi è tutta la crudeltà dalla natura anche quando la donna in oggetto non ha nulla di intenzionalmente malvagio). Una legge davvero giusta (ovvero protesa, in ogni campo, a difendere i più meno difesi per natura) dovrebbe semmai punire quelle femmine che, per vanità, capriccio, sadico diletto, interesse (materiale o morale d’autostima) o gratuito sfoggio di preminenza o qualsiasi altro strampalato o sensato motivo sfruttano per i loro fini la predetta debolezza e usino le armi erotico-sentimentali a loro disposizione per natura provocando consapevolmente danni alla psiche di chi nella vita le incontra (più o meno occasionalmente). Qua invece si infierisce su chi già soffre a causa dell’amore per una donna (a volte senza la volontà di quest’ultima, a volte invece per sua precisa volontà). Non dico che tutte le vittime di stalking siano delle stronze, ma sono pronto a scommettere sull’esistenza, fra di esse, di un certo numero di perfide e di mentitrici, cui la legge serve da strumento di arbitraria vendetta o da ulteriore arma per infierire su chi già hanno sbranato sentimentalmente, economicamente o psicologicamente. Penso che chi ha sostenuto questa legge meriti di incontrare almeno qualche volta nella vita un insieme di uomini in grado di far loro provare lo stesso dolore fisico e mentale e di produrre la medesima devastazione psicologica e la stessa umiliazione sessuale. Sì, sì, date pure degli “sfigati” a costoro… Già che uno è sfigato e maltrattato dalle vostre armi erotico-sentimentali…lo volete pure spennare. Siete delle PUTTANE (con tutto il rispetto per le troie di professione). E ve ne vantate ridendo con tanta perfidia che per me meritate TUTTA LA VIOLENZA DEL MONDO. E l’avrete (non da me, perchè da solo non basterei, ma da qualcosa di più brutale e di più numeroso, di più…orientale: un esercito impegnato in uno scontro di civiltà) Ve lo giuro, per quanto è vero che mi chiamo Flavio. A lungo andare, se VOI non capirete che è contro ragione e diritto che si definiscano e si puniscano reati forieri di possibile condanne sulla sola parola della presunta vittima (non tutte le prove sono inconfutabili come le telefonate e gli sms da te citati: vi sono anche i casi come quello del quipersente filippo), che sono ingiuste queste pesantissime condanne per delle semplici telefonate, che è disumano infierire su chi già soffre indescribilmente nel profondo del suo essere (e per giunta a causa vostra, volontaria o involontaria), verrà qualcuno dall’Asia che eserciterà su di voi una violenza totale e totalizzante da farvi implorare di morire! Non è detto che lo scontro di civiltà porti ad una vittoria occidentale! Ed io godrò delle vostre sofferenze, anche se non compenseranno abbastanza quelle degli innocenti e degli “sfigati” che oggi patiscono il vostro femminismo giudiziario ed economico-sociale. Volete ora queste leggi perchè avete paura che fra gli “sfigati” vi siano possibili assassini e stupratori? Ebbene, per quanto voi (e mi riferisco al sottoinsieme di donne che sostengono tali leggi) siete stronze, non saremo mai ABBASTANZA assassini e stupratori! Donne come Franca Viola non sono nè coraggiose nè sceme, sono semplicemente perfide e false e approfittano della discrezionalità riconosciuta dalla legge (libero e motivati convincimento del giudice che, in quanto unico arbitro nello stabilire se un elemento sia o meno “fonte di prova”, in assenza di una definizione certa, può condannare senza prove oggettive o assolvere pur con le prove fattuali contro l’imputato), dei residui del codice rocco fascista (che, per motivi ben immaginabili, permetteva di far valere la parola dell’accusa, sentita non solo in qualità di parte lesa ma anche in quella di testimone, al contrario dell’imputato, come eventuale fonte di prova su cui fondare, anche esclusivamente, il convincimento di colpevolezza), della cultura secolare cavalleresca e della novella demagogia femminista, per sfogare il loro odio ideologico antimaschile sul primo che capita (che non si curano di supporre innocente fino a prova contraria). E’ inutile negarlo. Gli episodi come quello di fabrizio capitano continuamente. Ma il grave è che POSSONO capitare non come errore giudiziario casuale, bensì come errore SISTEMATICO Ma la pagheranno tutte in una volta sola quando finalmente un’associazione di UOMINI d’ONORE (ovvero che difendono l’onore proprio anzichè quello delle donne) farò fare loro la fine di Falcone e Borsellino. E ora che mi sono sfogato cercherò di spiegare i motivi della mia ragionata ira. *** Al contrario di quanto vuoi far credere, noi non ci lamentiamo del fatto che nessuna si senta in dovere di concedersi al primo di noi che la miri e la desii, ma perchè a) ad onta della sbandierata parità, pretendono che siamo sempre noi ad assumerci rischi e fatiche della cosiddetta “conquista” e quindi inevitabilmente a trovarci nella condizione di chi, dovendosi far avanti alla cieca, finisce quasi sempre per essere respinto (se fossimo in un mondo di eguali toccherebbe una volta per uno rischiare i due di picche) b) per capriccio, vanità, interesse economico-sentimentale, gratuito sfoggio di preminenza, moda o sadico diletto, attraggono intenzionalmente, scelgono fra tanti e invitano all’approccio chi vogliono poi trattare come uno qualunque, un uomo senza qualità, un banale scocciatore, chi poi vogliono far sentire un puro nulla davanti a sè e agli altri, chi vogliono poi chiamare “molesto” quando, in maniera magari maldestra, comunque sincera, cerca di carpire i favori, fingono di apprezzare chi vogliono solo disprezzare, illudono chi vogliono poi deludere, attirano chi vogliono poi respingere e sfruttano l’occasione del respingimento per ferire, irridere, umiliare. QUANTO AL PUNTO a) Sono perfide perchè non solo pretendono di mantenere, in un’epoca in cui blaterano di uguaglianza e di moderni diritti, l’antico privilegio di quella maschiera di servitù (imposta a tutti gli uomini verso tutte le donne) chiamata galanteria, retaggio del medievo e indegna di un uomo libero (di cui tutto l’oriente ride come ne avrebbero riso i greci), ma soprattutto perchè anche quando mi vorrebbero non respingere ma attrarre pongono dei dinieghi, della ambiguità e delle difficoltà a mo’ di prova per testare l’interesse, accrescere il disio prolungare il momento di preminenza psicosessuale (in cui esse sono accettate per quello che sono -belle- mentre io sono costretto a fare qualcosa per sperare di essere considerato degno di accettazione, in cui esse possono già rilassarsi, abbandonarsi se vogliono alla voluttà o al sentimento, e divertirsi – a scelta con me o su di me – mentre io sono sottoposto alla tensione di un esame o comunque costretto a rimanere in me per mostrare di me quanto penso che per esse possa essere “il mio meglio”) valutare con calma la presenza o eccellenza in me delle doti da loro volute per un rapporto, iniziarsele a godere se presenti o a sbeffeggiarle se assenti. E se sbaglio in un senso (prendendo per inviti a riprovare, insistere e resistere dei no veri) rischio il codice penale, se sbaglio nell’altro (prendendo per no veri i dinieghi appositamente escogitati per mettermi alla prova ed attrarmi ulteriormente) sono sicuro di ricevere l’eterno disprezzo per i “pavidi nel corteggiamento”. Non è una situazione sostenibile! QUANTO AL PUNTO b) E’ già psicologicamente difficile per non dire doloroso il fatto di dover fare il primo passo senza sapere se il tentativo sarà gradito. Non si tratta di un semplice due di picche, ma di una situazione esistenziale insostenibile in cui si deve (per la legge dei grandi numeri, a pena delal certezza dell’infelicità e dell’inappagamento) ad ogni contatto con l’altro sesso tentare n volte con n donne diverse sperando che la n+1 esima sia quella giusta, e sperimentando ogni volta l’illusione (senza autoconvincersi di avere innanzi il proprio sogno estetico e sentimentale non risulterebbe possibile superare le remore di timidezza naturale e calcolo razionale sull’inopportunità del farsi avanti) e la delusione (non si può pretendere che proprio la prima donna dalle cui grazie siamo colpiti cerchi per un rapporto proprio quelle doti di sentimento ed intelletto da noi eventualmente possedute e che, anche se così fosse, si possa avere l’occasione di incontro solus ad solam in cui renderle evidenti con calma e sincerità). Non bisogna infierire su chi si trova in tale condizione di debolezza psicosessuale: chi lo fa mostra non solo perfidia, ma violenza psicologica paragonabile a quella del bullo che sfrutta la forza fisica per umiliare, tiranneggiare, sbeffeggiare il ragazzo più piccolo. E’ un crimine non meno grave di quelli per cui gli uomini vengono puniti per aver violato il corpo o la psiche femminile nella sfera sessuale, provocando danni magari non visibili ma non certo trascurabili. *** Nel cosiddetto “stalking”, come in tutto ciò che non ha una realtà in sè ma è pura parola importata d’oltreatlantico, è d’uopo distiguere il reale dall’immaginario, i fatti dalle parole. Bisogna dunque chiarire sempre se i fatti contestati sono oggettivamente violenti e minacciosi (come tentativi insistenti di aggressione o lettere minatorie) o se vengono definiti tali solo dalla soggettiva (suggestiva o intenzionale che sia) interpretazione della presunta vittima e in realtà, lungi dal contenere violenza o minaccia, non si distinguono da normali atti quotidiani (come telefonare ad una persona conosciuta o aspettare un’amica sotto casa) altrimenti non costituenti reato (e che sono resi penalmente rilevanti solo, per via della follia giuridica importata in Italia dalla Carfagna, a posteriori e a discrezione della denunciante). Nel primo caso, si tratta di fatti comunque puniti anche prima dell’invenzione carfagnesca (mai è stato ammesso in uno stato di diritto minacciare o usare violenza verso un altro cittadino). Il fatto che molte volte “la polizia non facesse nulla” poteva solo significare che: a) non si trattava di fatti gravi, ovvero producenti danni oggettivi, rilevanti e riscontrabili; b) conformemente al lassismo giuridico di una nazione in cui le madri assassine non vedono manco il carcere e i delinquenti abituali non vengono manco inseguiti e condannati, non si calcava la mano più di tanto nè nella rapidità d’indagine e d’azione dell’autorità di ps nè nell’entità delle pene comminate. Anche nel caso di fatti gravi (che venivano puniti comunque, come l’omicidio), essi non dimostrano affatto una maggiore violenza del genere maschile, ma semplicemente la sua condizione di disagio e costrizione cui non resta altra via d’uscita dalla ribellione violenta. Lungi da me dare sempre ragione agli uomini o giustificare tutti gli omicidi. Senza entrare nei motivi per cui “vendicarsi” di un ex-partener (di ambo i sessi) possa essere giusto o sbagliato, noto solo quanto è sotto gli occhi di tutti. Quando una donna (a torto o a ragione) vuole vendicarsi di un uomo, ha dalla natura a disposizione tutte le armi (la perfidia sessuale, l’inganno sentimentale, il veleno amoroso, la tirannia erotica, la capacità d’intrigo, l’uso strumentale delle persone o delle leggi, la violenza indiretta, la violenza psicologica, la violenza della debolezza, il vittimismo) per ucciderlo o indurlo al suicidio, per sbranarlo in senso economico-sentimentale, per distruggere la sua vita e la sua psiche senza commettere formalmente reato o anche facendo sì che altri commettano il reato per lei (Salomè madrina delle mandanti) e (anche qualora per strano caso priva di tali doti naturali di seduttrice o manipolatrice) ha dalla cultura tutti i modi per rendere la condizione esistenziale del proprio ex simile a quella dell’esule ottocentesco, privato di famiglia, casa, roba, depredato di ogni avere, allontanato dai figli e dagli affetti materiali e morali, derubato di ogni possibilità materiale e morale di rifarsi una vita e di ogni residua speranza di felicità (quando non della stessa libertà e della stessa salute con le ormai solite false o strumentali accuse cui seguono carcerazioni preventive, spese insostenibili e cazzi e mazzi vari), non infrangendo la legge, ma anzi sfruttandola. Quando un uomo (a torto o a ragione) vuole vendicarsi della propria ex, non ha invece altro modo che inveire contro di lei per strada e minacciarla con le uniche armi che possa agitare di persona (una volta che quelle delle legge sono oramai schierate a senso unico “in protezione della donna”), specie dopo che un giudice lo ha privato di tutto. Nel secondo caso, quando nulla di violento è commesso, ma solo tentativi (magari patetici o goffamente poetici) di riallacciare il rapporto sono manifestatamente espressi e reiterati, si tratta della dimostrazione di quanto detto da Nietzsche: “le donne sembrano sentimentali, gli uomini invece lo sono. Gli uomini sembrano crudeli, le donne invece lo sono”. Se davvero spesso gli uomini non possono rassegnarsi alla perdita dell’amata (come non vi si sono rassegnati i poeti da Tibullo a Petrarca) è solo e soltanto perchè quanto per le donne, alla fine, è solo un mezzo per ottenere apprezzamenti, appagamenti di vanità, sicurezza per la prole, bella vita per sè, regali, mantenimenti o anche solo momenti psicologicamente piacevoli, per gli uomini è davvero, parafrasando il Tasso, “vita de la loro vita”, un’essenza e un senso vitale senza i quali la vita stessa perde significato e al di là dei quali resta solo la possibilità di uccidere o essere uccisi. Se solo gli omicidi commessi per mano maschile fossero maggiori di quelli compiuti da donne, allora si potrebbe (volendo rimanere ciechi alle motivazioni di chi di fatto viene in occidente dalle donne vampirizzato con beneficio di legge) ancora ammettere per ipotesi la tesi della “violenza maschile”. Poichè invece, parallelamente, anche i suicidi amorosi sono maggiori da parte degli uomini, allora si deve concludere in favore della mia tesi. E far passare per maggiore malvagità quanto è invece maggiore e più profonda sentimentalità significa avere nel cuore non il chiaro di luna, bensì il NERO DI SEPPIA. Suffragherò queste mie considerazioni con i fatti. Quando la legge dello stalking fu approvata, il primo a finire in carcere fu un ragazzo sentimentalmente fragile (la madre lo aveva abbandonato, segnando così la sua psiche e i suoi rapporti con le donne) “colpevole” di aver tentato più volte di avvicinare (senza alcuna intenzione minacciosa o violenta oggettivamente dimostrabile, altrimenti sarebbe stato condannati ben prima per violenza privata o minacce) la ex-fidanzata che lo aveva lasciato dopo quasi una decina d’anni di rapporto intimo. I giudici ebbero il coraggio di metterlo addirittura in carcere prima del processo e l’avvocata disse che l’esperienza, per quanto dura, era servita a “farlo crescere”. Ora io non so quale cuore possa sentire giusto condannare chi già soffre per amore, considerare vittima la donna che ha provocato tale sofferenza solo perchè riceve qualche telefonata o qualche tentativo d’approccio di troppo e carnefice l’uomo che soffre e non trova altro modo per esprimere la volontàò di ritrovare l’amore perduto, ma so che nessun cervello sano può considerare “formativo”, specie per una persona giovane, immatura, non tendenzialmente delinquente, anzi psicologicamente fragile, un ambiente di violenza, inganno e sopraffazione quale il carcere. La vicenda mi colpì. Scissi questo, ma non lo pubblicai. [quote] Che cercare di avvicinare persone con le quali si sono intrattenuti rapporti sentimentali comporti il rischio del carcere (e per la solita vaghissima definizione omnicomprensiva del reato voluta dalla demagogia delle propugnatrici e la presunzione di colpevolezza de facto, come tipico dell’inquisizione femminista, rischia lo stalking anche chi non fa nulla di oggettivamente nè violento nè molesto, nè tantomeno minaccia o danneggia) è qualcosa di talmente crudele, perverso, eccessivo e iniquo da potere essere considerato giustizia soltanto dalla perfidia femminil-femminista. Chi agisce preda della follia amorosa dovrebbe semmai avere riconosciute (qualora compia qualcosa di oggettivamente sbagliato) delle attenuanti, non delle aggravanti (o addirittura delle definizioni di reato per cose banali come telefonate, regali, sms o tentativi di incontro per strada che altrimenti reato non sono). Due parole sui maschi. I maschi sono, almeno nelle cose afferenti l’amor naturale, assai più ingenui delle femmine, amano credere davvero alle favole, quasi in ogni caso (al contrario delle donne, che al principe azzurro credono solo quando vedono lo splendore di ori, castelli e regali) e quindi sono più soggetti, già per debolezza propria (conseguente il naturale trasporto per la bellezza, o, meglio, per la sua illusione, poi facile a profondarsi in complicazioni sentimentali e spesso cosmiche) a cadere in quella trappola erotico-sentimentale (e a volte anche economico-sentimentale) che il volgo vile chiama “amore” (e nella quale vi è tutta la crudeltà dalla natura anche quando la donna in oggetto non ha nulla di intenzionalmente malvagio). Una legge davvero giusta (ovvero protesa, in ogni campo, a difendere i più meno difesi per natura) dovrebbe semmai punire quelle femmine che, per vanità, capriccio, sadico diletto, interesse (materiale o morale d’autostima) o gratuito sfoggio di preminenza o qualsiasi altro strampalato o sensato motivo sfruttano per i loro fini la predetta debolezza e usino le armi erotico-sentimentali a loro disposizione per natura provocando consapevolmente danni alla psiche di chi nella vita le incontra (più o meno occasionalmente). Qua invece si infierisce su chi già soffre a causa dell’amore per una donna (a volte senza la volontà di quest’ultima, a volte invece per sua precisa volontà). Non dico che tutte le vittime di stalking siano delle stronze, ma sono pronto a scommettere sull’esistenza, fra di esse, di un certo numero di perfide e di mentitrici, cui la legge serve da strumento di arbitraria vendetta o da ulteriore arma per infierire su chi già hanno sbranato sentimentalmente, economicamente o psicologicamente. Penso che chi ha sostenuto questa legge meriti di incontrare almeno qualche volta nella vita un insieme di uomini in grado di far loro provare lo stesso dolore fisico e mentale e di produrre la medesima devastazione psicologica e la stessa umiliazione sessuale. Avete già capito cosa intendo e non faccio eccezioni nemmeno alle amiche. [/quote] Prima le donne instillano la follia nell’animo altrui, poi si lamentano se le reazioni di chi hanno reso folle vanno al di là della ragione! Bella concezione del rispetto dell’altro! Se siamo dei “segaioli repressi” è perchè molte di voi sono delle stronze patentate e perchè la società occidentale vi dà i mezzi per esercitare la stronzaggine come un “diritto”. QUESTO DEVE FINIRE. Non puoi dire che non è vero che sia colpa delle donne (o comunque della società femminil-femminista) se in genere siamo considerati “sfigati” (fossero casi rari potrebbe anche essere, ma visto che tale termine è fatto valere per la maggioranza dei ragazzi, e quindi anche probabilisticamente per chi è fisicamente carino, sensibile, gentile d’aspetto e di cuore e d’intelletto non banale). L’unica nostra sfiga è quella di vivere in un mondo in cui da un lato l’esposizione delle grazie femminili atte a suscitare disio (conseguenza del femminismo, chè dove comandano gli uomini vige il burqua) è considerata norma e diritto (per dar modo alla donna di sfogare in ogni modo tempo e luogo l’istinto ad apparire bella a disiata) e dall’altro l’appagamento di tali disii è quanto di più raro, difficile, duro, faticoso, costoso (da ogni punto di vista materiale e morale) per il comportamento oligopolistico delle donne. La nostra sfiga è vivere in una nazione in cui queste anche quando di bellezza non alta hanno un comportamento altezzoso, in cui anche le fanciulle di bellezza men che mediocre sono circondate da amici/ammiratori pronti a tutto per la sola speranza, in cui anche chi solo lontanamente assomiglia a qualcosa in grado di suscitare un sia pur minimo palpito di desiderio può atteggairsi a miss mondo e in cui anche i ragazzi carini, simpatici, sensibili e intelligenti devono sudare sette camicie per farsi degnare di uno sguardo da fanciulle di basso livello fisico come intellettivo. E davanti a tutto questo, anzichè legalizzare la prostituzione o depenalizzare gli eventuali errori in un corteggiamento, si inventano nuovi reati a senso unico o si aggrava la posizione di chi già per causa della follia amorosa commette reati di cui dovrebbe avere attenuanti! E dirò di più: coloro che danno degli sfigati e degli animali a uomini colpevoli solo di essere più sentimentali delle donne e di avere desideri naturali più forti, e che giustificano l’attuale stato di cose e pretendono nuove leggi per infierire sugli uomini infelici meritano di essere stuprate. *** Pochi giorni fa un altro ragazzo, la cui unica colpa è stata quella di litigare con la fidanzata, è stato finalmente assolto dopo mesi e mesi di custodia cautelare in carcere causata solo dal fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato dopo la denunzia della cognata (egli non poteva ancora sapere di essere stato denunciato per stalking e diffidato dall’avvicinarsi da quella casa, e soprattutto non aveva fatto nulla nè di male nè di simile allo stalking pur secondo le femministe). http://falseaccuse.blogspot.com/2010/09/unaltra-vittima-di-false-denunce-sei.html Questo succede quando, per via di un abominio giuridico importato da oltreatlantico ed inserito a forza nel nostro ordinamento, fatti altrimenti non costituenti reato possono divenire penalmente rilevanti sulla sola parola della presunta vittima (cui sono di fatto concessi i poteri sia di definire il reato in abstracto sia di stabilire la sua sussistenza nel caso concreto). Commentano le giornaliste “si moltiplicano le denuncie, sono ormai 4000 le donne che usufruiscono di questa legge” (come se la denunzia sola equivalesse ad una dimostrazione di effettiva gravità e soprattutto realtà dei fatti contestati). Sfido che le denunzie aumentano! Anche senza avere fantasia e limitandosi a constatare la tendenza al litigio e all’esagerazione (da ambo i sessi) del popoli italico, appaiono evidenti le possibili (e, come mostrato dai fatti citati, reali) applicazioni della legge (ben diverse dalle esigenze di “pubblica sicurezza” nel cui minestrone sono state approvate) e il loro rischio di “sistematicità”. Se la definizione del confine fra lecito e illecito si basa sulla soggettiva sensibilità della presunta vittima senza alcun obbligo di raffronto oggettivo con il reale (lo “stato di ansia” di cui parla la legge non è scientificamente definito e, poichè la decisione del giudice si può basare sulla sola parola dell’accusa in assenza di riscontri oggettivi, è come decidesse la donna stessa la sussistenza del reato nel caso concreto) allora chiunque, per qualunque motivo (dal ricatto premeditato al capriccio di giornata, dalla vendetta arbitraria al gratuito sfoggio di preminenza sociale nell’esser presa a priori quale unica fonte di sensibilità e verità umane mentre l’altra campana è tenuta a tacere e se parla considerata solo degna o del riso o del disprezzo), può, in qualunque momenti, accusare qualunque uomo per il più normale degli atti (dicendo che le ha “messo ansia”), se i provvedimenti restrittivi della libertà possono essere emessi anche prima e anche senza riscontri oggettivi e testimonianze terze delle presunte violenze o minacce, allora le ex-mogli troveranno comodo, come prima mossa, usare lo stalking come arma per rendere inefficace l’affido condiviso dei figli o per trattare da una posizione di forza la causa di divorzio. Ecco da dove saltano fuori i “grandi numeri dello stalking contro le donne”! Ecco perchè dico che il motivo della legge sullo stalking non sono le fantomatiche e presunte molestie ma la demagogia femminista che vuole dare alle stronze in occidente un’arma in più per infierire sugli uomini alla bisogna. Può sinceramente essere considerata positiva una legge che produce i fatti sopra indicati (e non mi si dica che la sua assenza produrrebbe uxoricidi: essi esistono come esistono gli omicidi e possono e debbono essere perseguiti allo stesso modo, senza fare prima il processo alle intenzioni, rendendo reato un atto non ancora violento solo perchè nella testa della presunta vittima anticiperebbe una futura più grave violenza: altrimenti secondo tale principio tutti i cittadini di tutti i sessi dovrebbero essere messi ai domiciliari per prevenire tutti i reati)? E come debbono essere considerate le donne che l’hanno sostenuta? S…come te e assassine dello stato di diritto! *** La questione non è tanto se questa o quella denunciante sia o meno sincera o abbia bisogno o meno di pubblicità, ma se qualunque donna ha il diritto di mandare in galera qualunque uomo non solo con la sua sola parola (contro la presunzione di innocenza), ma addirittura definendo a posteriori (e in maniera soggettiva e inconoscibile a priori) il confine fra lecito e illecito (non vi è alcuna definiziona tassativa su cosa per legge “generi ansia, induca a cambiare abitudini o giustifichi una paura per la propria incolumità: quindi decide il giudice sulla base del solo soggettivo sentire della donna, privando così l’uomo pure della possibilità di autodifesa: di un gesto oggettivamente violento e molesto si può provare che non esista, ma del fatto che una persona si senta in un modo o nell’altro non si può dire nulla), e se qualche telefonata di troppo debba giustificare l’internamento del “colpevole” (se si va con questo metro, chi accusa falsametne di stupro dovrebbe essere condannata a vent’anni di manicomio almeno, perchè l’ansia e il trauma psichico del carcere da innocenti o comunque del sentirsi messi alla gogna mediatica e sociale, con la prospettiva di una vita distrutta sotto ogni punto di vista sociale e morale sono infinitamente superiori). Tornando all’argomento, e concludendo, è imbecille chi osa lodare la Carfagna per il suo fantomatico “buon lavoro” soprattutto in riferimento alla legge sullo Stalking (contraria solo al buon senso, mentre quella sulla carcerazione preventiva, contraria alla presunzione di innocenza, è stata santamente fermata dalla Consulta). Proprio quello dimostra invece il pessimo lavoro (assieme alle porcherie dette e fatte approvare sulla presunta necessità di mandare trattare dei cittadini come stupratori prima ancora che la presunta violenza sia dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio in un regolare processo, possibilmente con riscontri oggettivi e testimonianze terze rispetto all’accusa: la gravità di un’accusa non può fungere da presunzione di colpa). E’ stato un atto di conformismo ideologico (alla pari di tante altre riprese di modi e pensieri filo-occidentali voluti dalle solite lobbies) alla demogogia femminista d’origine oltreatlantica per consentire anche in Italia, nel migliore dei casi, alle puttane legalizzate d’occidente (ovvero le donne sposate) di continuare a permettersi (grazie a privilegi di natura non più contrastati anzi favoriti dalla cultura e a quelli affermati dalle leggi a senso unico su divorzio, aborto e violenza sessuale) verso gli ex qualsiasi qualsiasi riduzione ad esule ottocentesco (privato di casa, famiglia, roba) e qualsiasi sbranamento economico-sentimentale senza dover temere le comprensibili reazioni, nel peggiore, a tutte le femmine di far finire in galera, per capriccio, ricatto, vendetta arbitraria, interesse economico-sentimentale (come non far scoprire il tradimento al partner ufficiale o guadagnare i soldi di un eventuale accordo extragiudiziale) gratuito sfoggio di preminenza sociale (nell’esser creduta a priori mentre la controparte è tenuta a tacere e se parla viene fatta oggetti di irrisione o sdegno a priori) o addirittura sadico diletto (nel mostrare a sè e alle amiche di poter rovinare, come per scommessa, la vita a chiunque, semplicemente parlando e facendo la vittima, secondo il proprio umore di giornata) qualsiasi uomo con a sola parola, anche prima e anche senza riscontri oggettivi dei fatti contestati (peraltro di fumosa definizione). Da un punto di vista giuridico, è inaccettabile che, secondo l’esclusiva valutazione soggettiva e a posteriori della presunta vittima (decide il giudice, ma potendosi basare la sua decisione sulla semplice parola accusatoria, presa ad unica fonte di verità e sensibità umane, a unico discrimine fra atti non costituenti reato e “comportamento volto a generare ansia e a mutare abitudini”, è come se giudicasse la donna stessa, non essendo manco definite ansie e abitudini in senso scientifico o comunque oggettivo possano divenire penalmente rilevanti fatti (come aspettare un’amica sottocasa o il rivolgerle complimenti, regali e corteggiamenti) di norma non costituenti reato (il confine fra lecito e illecito dovrebbe essere stabilito in maniera chiara a tutti e a priori: si chiama tassatività del diritto). Da un punto di vista morale, si tratta di una chiara inversione dell’equità e della giustizia: chi agisce sotto l’influsso della “follia amorosa” (specie se questa, per capriccio, vanità, interesse economico sentimentale, gratuito sfoggio di preminenza erotica o addirittura sadico diletto nel provocare il paradiso dell’illusione seguito dall’inferno della negazione, è stata intenzionalmente suscitata dalla controparte) dovrebbe, semmai, godere di attenuanti nel caso compisse atti in sè reato (dall’omicidio passionale alla minaccia d’ira), in quanto non pienamente in grado momentaneamente di intendere e di volere, e non già finire in galera, con pene maggiori a quelle spettanti agli autori di rapine, furti e violenze private, in seguito a fatti di norma non penalmente rilevanti (come telefonare ad un’amica, aspettarla sotto casa, regalarle dei fiori o tentare di riallacciare un rapporto). Da un punto di vista teorico, è pure possibile che per un “normale” corteggiamento, se “non autorizzato”, si prendano da sei mesi a sei anni: ma come fa un corteggiamento ad essere a priori autorizzato se l’atto del corteggiare consiste proprio nel propriziare (con una sconosciuta) incontri solus ad solam al fine di mostrare alla donna eventuali doti di sentimento o intelletto da lei apprezzabili con le quali ottenere l’autorizzazione ad accedere alla sua intimità? Nemmeno la donna può sapere fin dall’inizio se vorrà concedere o meno l’autorizzazione (prima del minimo contatto necessario a fornire occasione di conoscenza non banale, prima di vivere di persona l’eventuale coinvolgimento emotivo, estetico o intellettuale). E se il solo tentativo di ottenere tale autorizzazione può costituire, anche quando non violento nè offensivo nè minaccioso, un reato, allora nessuno più mai corteggerà (dato che, per volontà della natura e della donna, spetta purtroppo all’uomo l’onere di compiere la prima mossa, di farsi avanti senza sapere se il tentativo avrà successo ovvero sarà gradito, di non arrenders ai primi dinieghi, poiché questi potrebbero anche essere non inviti ad andarsene, bensì modi per accrescere il disio, testare il reale interesse dell’uomo e guadagnare tempo per verificare la presenza nell’uomo delle doti materiali, ideali o sentimentali volute e nel frattempo o goderne la presenza o dileggiarne l’assenza, ma di ritentare, insistere e resistere ai rifiuti, regolandosi, solo in base alle reazione della donna, se e come proseguire nell’attacco o battere in ritirata, esaminando ogni atto, sguardo e sospiro come si farebbe in guerra, in assenza di messaggi espliciti, banditi qui “per gioco”, con le intercettazioni criptate). *** Dovrebbe essere lo stalker uomo ad avere attenuanti e attenzioni, giacchè spesso il suo presunto reato è dovuto all’atteggiamento intriso di ambiguità ( se c’è una differenza fra corteggiamento e molestia, fra perseveranza amorosa o anche solo amichevol e stalking, l’uomo non può vederla, prima di provarci, perchè essa sussiste solo nel soggettivo gusto della donna inconoscibile a priori, non già in qualcosa di oggettivo e chiaro subito per tutti: non è forse disprezzato chi, come me, se ne andrebbe al primo dubbio?) e stronzaggine (ormai divenuta costume in ogni incontro, dal più fugace e casuale per strada o in disco al più lungo e sentimentale) delle donne. Nel primo caso esiste l’ipotesi di buona fede (tanto più che chi interpreta quei no per dei veri no subisce il disprezzo a vita dalle donne quale pavido nel corteggiamento e finisce costretto a cercare la propria amante col telescopio fra l’intatta luna e le scintillanti stelle), nel secondo la comprensione per un’umana reazione a chi, per capriccio, vanità, interesse economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza erotica si è dilettata a suscitare disio solo per compiacersi della sua negazione (e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione). Caso 1. Ambiguità Esiste (in tali casi) almeno 1/2 di possibilità che i no della donna significhino non già inviti a desistere e ad andarsene, bensì a restare, riprovare, sorprendere con nuovi diversi tentativi, poichè da tale capacità di resistere ai dinieghi la donna misura il reale grado d’interesse dell’uomo (e quindi la propria avvenenza, appagando la vanità), accresce il di lui desio (e quindi il proprio potere), prende tempo per valutare con calma e senza impegno l’eventuale presenza o eccellenza in lui delle doti di sentimento e intelletto volute per un rapporto, per goderne già la presenza o dileggiarne l’assenza e per indugiare in quella situazione di preminenza erotica e di vantaggio psicologico data dall’essere sul piedistallo in quanto mirata e disiata di per sè per la bellezza innanzi a chi, messo alla prova con la tensione di un esame, deve offrire e soffrire di tutto per mostrarsi alla sua altezza (chi sostiene le donne non si comportino così quando sono davvero interessate ad un uomo mente per la gola): in tal caso l’uomo pu benissimo aver agito in buona fede (tanto più che chi interpreta quei no per dei veri no subisce il disprezzo a vita dalle donne quale pavido nel corteggiamento e finisce costretto a cercare la propria amante col telescopio fra l’intatta luna e le scintillanti stelle). Caso 2. Stronzaggine La donna ha consapevolmente, per capriccio, vanità, interesse economico-sentimentale o gratuito sfoggi di preminenza erotica, simulato, nel caso di un incontro occasionale, un momentaneo interesse sessuale per l’uomo o, nei casi di rapporti più duraturi, lasciato credere che l’amicizia stesse profondandosi in sentimentale, per poi sorprendersi dell’illusione dell’uomo. Prima le donne instillano la follia nell’animo altrui, poi si lamentano se le reazioni di chi hanno reso folle vanno al di là della ragione! Più in generale, il “fare le stronze” (ormai divenuto costume nei luoghi di divertimento come in quelli di lavoro, negli incontri brevi e occasionali per via o in discoteca come in quelli più lunghi e sentimentali), ovvero trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità , aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, illudere e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi a suscitare ad arte disio per compiacersi della sua negazione e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione, attirare e respingere con l’intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità , irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale (con rischio di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), usare insomma sugli l’arma della bellezza in maniera per certi versi ancora più malvagia di quanto certi bruti usino sulle donne quella fisica) non è un diritto, è una vera e impunita forma di violenza sessuale psicologica ai nostri danni, perchè i danni (piaccia o no al femminismo) esistono (e vanno dalla cosiddetta “anoressia sessuale” al suicidio, dal precoce bisogno di prostitute ad un disagio psichico ora celato con l’ironia ed ora pronto ad esplodere in eccessi di aggressività: che per millenaria consuetudine “cavalleresca” o per moderno appiattimento sul femminismo, gli uomini tendano a negare spesso anche a loro stessi le proprie sofferenze, non toglie che essi in tali casi siano davvero vittime). Per non dire di tutte quelle situazioni in cui i mariti vengono bersagliati dalle ex-mogli in ogni modo umanamente immaginabile, vivono quasi peggio dell’esule ottocentesco (alcuni dormono davvero in macchina perché non riescono a pagare l’affitto, tanti svolgono lavori faticosi con straordinari impossibili per pagare alimenti impossibili, tanti cambiano lavoro e città) e devono subire umiliazioni (pubbliche e private) di ogni sorta (dagli schiaffi ai quali non possono replicare per non essere accusati di violenza, alla calunnia con amici e tribunali), accuse false e infamanti (di default quella di violenza, spesso presenti altre invenzioni più fantasiose riguardo ad abitudini sessuali, comportamenti e fatti privati in famiglia), falsità e malignità (mettere i figli contro e sparlare con i conoscenti dando al marito la colpa di tutti), soprusi ed angherie, pignoramenti improvvisi e ingiustificati, veri e propri espropri (di auto e di case), e il tutto in maniera perfettamente legale e protetta dalla mentalità femminista e dalla società galante! Persino un uomo mite e pacifico come San Giuseppe (una volta ferito nell’intimo e in quello che doveva essere un aspetto di dolcezza) potrebbe trasformarsi in un efferato killer, altro che stalker! *** Riassumendo: non sono affatto d’accordo con gino fantini. Non penso affatto che le donne siano costrette a concedersi a chiunque, mirandole e disiandole sinceramente, insista per averle. Penso semplicemente che 1) siano le donne a pretendere l’insistenza del corteggiamento (di cui gli uomini farebbero spesso volentieri a meno) a prescindere dal fatto di volere o non volere un qualsiasi rapporto; 2) sia difficile capire anche in buona fede le intenzioni di chi per prima ama usare l’ambiguità “per gioco” (lamentandosi di chi insiste per tramutare in sì i suoi no quando chi non insiste e sbaglia nell’altro senso, ovvero interpretando per un no vero un negarsi soltanto apparente e in realtà volto solo ad accrescere disio, a testare interesse e a guadagnare tempo per valutare e godersi le eventuali doti che si costringe l’uomo a mostrare, viene punito con l’eterno disprezzo delle donne per gli uomini “pavidi” nel corteggiamento e, quindi, con la castità a vita, puttane escluse); 3) sia difficile sopportara la stronzaggine di tratta con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostra pubblicamente, per capriccio, vanità, aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, illudere e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffonde disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura induce ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non è interessata a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente; 4) coloro le quali, sfruttando la posizione di preminenza psico-sessuale dovuta al corteggiamento o comunque alle disparità di desideri, inferiscono sull’uomo più debole (usando le armi della bellezza in maniera per certi versi ancora più malvagia di quanto certi bruti usino sulle donne quella fisica, attirando e respingendo con l’intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità , irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale – con rischio per il giovane maschio di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), meritino la stessa violenza meritata da chi sfruttando una maggiore forza fisica fa il prepotente con i ragazzi più piccoli 4) si debba non togliere libertà alle donne, ma dare agli uomini strumenti sociali, economici e culturali per bilanciare in desiderabilità e potere tutto quanto alle donne è dato per natura dalle disparità di desideri (nonchè da quelle psicologiche correlate alla predisposizione all’esser madri) da loro sfruttate in ogni modo, tempo e luogo senza limiti, remore nè regole, affinchè anche gli uomini abbiano pari libertà di scelta e pari forza contrattuale in quanto più conta innanzi alla natura, alla discendenza ed alle felicità individuale. Vedrete come sarebbero meno sfigati tutti quei ragazzi ora bistrattati (finchè non possiedono ancora ricchezze e poteri), se fosse loro concesso di far valere altre doti immediatamente evidenti ed oggettivamente valide al pari della bellezza, grazie a cui essere universalmente mirati, amorosamente disiati e socialmente accettati da tutte, al primo sguardo, e a prescindere da tutto il resto (ivi comprese l’eventuale assenza o presenza di altre qualità e le diverse sensibilità e culture di chi ammira), con la stessa subitaneità e la stessa forza con cui lo sono le fanciulle per le stesse grazie, di cui la donna sente bisogno e brama di intensità e immediatezza pari a quanto prova
  7. 5) si debba non togliere libertà alle donne, ma dare agli uomini strumenti sociali, economici e culturali per bilanciare in desiderabilità e potere tutto quanto alle donne è dato per natura dalle disparità di desideri (nonchè da quelle psicologiche correlate alla predisposizione all’esser madri) da loro sfruttate in ogni modo, tempo e luogo senza limiti, remore nè regole, affinchè anche gli uomini abbiano pari libertà di scelta e pari forza contrattuale in quanto più conta innanzi alla natura, alla discendenza ed alle felicità individuale.
    Vedrete come sarebbero meno sfigati tutti quei ragazzi ora bistrattati (finchè non possiedono ancora ricchezze e poteri), se fosse loro concesso di far valere altre doti immediatamente evidenti ed oggettivamente valide al pari della bellezza, grazie a cui essere universalmente mirati, amorosamente disiati e socialmente accettati da tutte, al primo sguardo, e a prescindere da tutto il resto (ivi comprese l’eventuale assenza o presenza di altre qualità e le diverse sensibilità e culture di chi ammira), con la stessa subitaneità e la stessa forza con cui lo sono le fanciulle per le stesse grazie, di cui la donna sente bisogno e brama di intensità e immediatezza pari a quanto provato dall’uomo per le sue belle forme,
    e con cui bilanciare (in desiderabilità e potere) un eventuale rapporto o anche solo renderlo possibile suscitando nella donna da tutti disiata l’interesse a concedere proprio a loro un incontro solus ad solam per eventualmente conoscere quanto non essendo sensibile alla vista nè conoscibile nei fugaci incontri può esprimersi soltanto nel tempo dato al corteggiamento, nell’armonia di silenzi, di sguardi, di parole non dette e di taciti pensieri più eloquenti delle più eloquenti parole, nel contrappunto dialettico, nell’atmosfera soffusa fra il sogno e la vita propria di ogni incontro non banale, con la modulazione della voce, la scelta dei vocaboli, la squisitezza intellettuale, la generazione di immagini e suoni con le parole, l’accostare alla bellezza mortale e corporale della donna quella non mortale e non corporale della poesia tramite cui la prima diviene al pari delle dee, eternamente splendente nella sua compiuta bellezza non più soggetta alla corruzione del tempo e della morte, e in un giovane ed inesperto non possono per forza di cose svilupparsi in quella prima età nella quale sulle donne fiorisce la bellezza.

    Se anche solo ci fosse un comportamento codificato (come quello che imponeva un rituale nell’invitare le ragazze – evitando anche inganni e fraintendimenti – e proibiva ad esse di uscire e divertirsi da sole, dando ai ragazzi socialmente qualcosa in grado di bilanciare contrattualmente il potere della bellezza, o meglio, dell’illusione del desiderio) i giovani uomini avrebbero un’occasione in cui rendere sensibili agli occhi e alle orecchie della donna, ammesso di possederle, proprio quelle particolari doti di sentimento e intelletto d’apprezzamento soggettivo e arbitrario (che, pur essendo diverse per ogni diversa donna, non sono mai evidenti al primo sguardo o nei momenti di fugace incontro ma che sono sempre da lei ritenute indispensabili per un rapporto) da lei volute.
    E allora ci sarebbero anche meno donne a lamentarsi dell’inesistenza del loro “principe azzurro”.

    Invece qua ci si preoccupa solo di rendere sicure le strade per le “donne sole”.
    E allora non si lamentino se restano sole per tutta la vita o in compagnia di uomini divenuti psicopatici a causa degli inganni, dei ferimenti, delle irrisioni, delle frustrazioni, delle sofferenze fisiche e mentali, dei sensi di nullità subiti fin da giovani per via della società femminil-femminista e dalla sua sopravvalutazione estetico-filosofica della figura femminile (di cui anche le donnine da calendario sono parte)%

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